Spazio Inter Artes in pillole #4





Premio IusArteLibri: Un Ponte tra Letteratura e Legalità

Premio IusArteLibri: Un Ponte tra Letteratura e Legalità

Il Premio IusArteLibri, noto anche come “Il Ponte della Legalità”, è un’iniziativa culturale di rilievo che mira a coniugare il mondo della letteratura con quello della legalità. Giunto alla sua quindicesima edizione, questo premio è stato ideato per promuovere e diffondere i valori della giustizia attraverso l’arte letteraria.

Quest’anno, il premio si avvale della collaborazione con Spazio Inter Artes, un’organizzazione dedicata alla promozione delle arti e della cultura. Questa partnership arricchisce ulteriormente l’evento, offrendo una piattaforma multidisciplinare che abbraccia diverse forme d’arte.

Il Premio IusArteLibri si distingue per la sua capacità di creare un dialogo tra autori, giuristi e artisti, favorendo una riflessione profonda sul ruolo della legalità nella società contemporanea. Attraverso la letteratura, si esplorano temi legati alla giustizia, ai diritti umani e alla responsabilità civile, offrendo al pubblico spunti di riflessione e dibattito.

La collaborazione con Spazio Inter Artes permette di ampliare gli orizzonti del premio, includendo non solo opere letterarie ma anche performance artistiche, mostre e dibattiti. Questo approccio interdisciplinare sottolinea l’importanza dell’arte come mezzo per veicolare messaggi di legalità e giustizia.

Il Premio IusArteLibri rappresenta un’opportunità unica per gli autori emergenti e affermati di confrontarsi su tematiche di grande rilevanza sociale, contribuendo alla costruzione di una cultura della legalità attraverso la potenza evocativa della parola scritta e delle arti visive.

Spazio Inter Artes in pillole #3

Sebbene gli eventi proposti dall’associazione Inter Artes nella persona e “custode” del tempio in Via della Volta Buia, Barbara Aniello, siano sempre di grande impatto, domenica scorsa, il pubblico presente è stato dolcemente trascinato in un affascinante e sconosciuto viaggio dentro sé stesso.

Emmy Parisi e Massimo Zarghetta, che si occupano di Biosofia, Focusing e Counseling, con la loro pace interiore che trapela dai loro sguardi e dalla soavità di ogni parola pronunciata, hanno incantato i presenti proponendo degli esercizi, apparentemente semplici, eppure in grado di portare l’interlocutore all’interno di sé.

La Biosofia dà voce al corpo, è un sapere attraverso il corpo e il Focusing è la capacità di prestare attenzione a sensazioni e desideri che non sono ancora stati espressi dalla mente.

Come dice il suo nome, “la mente mente” e il corpo, invece, “sa”.

Ascoltare il nostro corpo non significa considerare esclusivamente le sensazioni fisiche, ma “tendere l’orecchio” a ciò che avviene all’interno di noi, nel qui ed ora. Ad esempio: seguire il suono dell’aria fredda che entra nelle nostre narici durante l’inspirazione per poi uscirne calda nell’espirazione, significa permettere alla parte più intuitiva di noi di lasciarci guidare, magari riuscendo a compiere quelle azioni capaci di portarci verso una vita migliore, raggiungere un benessere e un sentire superiore, accompagnare le nostre scelte frutto dei nostri veri desideri non inquinati da giudizi precostituiti, di migliorare le nostre relazioni.

Nel percorso sinestetico che caratterizza il programma annuale di Inter Artes, è stato sorprendente dare voce al più silenziato e schiavizzato elemento di noi stessi: il corpo. A lui spesso ordiniamo di ubbidire, di non ammalarsi, di essere performativo, di essere efficiente. La rivoluzione del focusing consiste nell’ascoltare una volta tanto questo corpo-suddito. Le sue risposte sono sempre rivelatrici perché, come dice Emmy, “il corpo sa”.

 

Sabrina Sessa

Spazio Inter Artes in pillole #2

Si può parlare di angeli ovunque e immaginarli, banalmente, efebici ed eterei: figure incombenti dall’alto, rosate e paffute.

Ma Barbara, creatura lieve, insigne esperta di iconografia musicale (e di molto altro), ci assolve- con la leggiadria della sapienza- dalla fedeltà a una vulgata ormai consolidata: quella che narra di rubiconde figure celestiali senza sesso e senza peccato.

Ci addentriamo, così, nella complessità iconologica degli angeli musicanti: verrebbe da pensare, immediatamente, a Rosso Fiorentino col suo putto riccioluto che suona il liuto.

Ma l’arte è infinita, e infinitamente molteplici le sue creature: contempliamo- così- con rapimento, la bellezza celestiale del musico di Melozzo da Forlì (conservato nella Pinacoteca Vaticana) e, qualche momento dopo, gli angeli della Cappella Sistina: chi ha detto che sono sette? Tutto è controvertibile: anche nell’arte, dove nulla- ama ripeterci Barbara- è sbaglio o dimenticanza.

             L’anomalia, semmai, è un forziere che trabocca di significati all’ombra.

Scopriamo, inoltre, che i quadri parlano, anche, di una musica interrotta, e che il silenzio può essere dipinto. Lo ha fatto Giotto, trasmettendoci il senso di un’essenza (silente, laconica) che precede l’esistenza.

Scopriamo, persino, che si cela una musica nel Cenacolo Vinciano (intuizione mirabile di Giovanni Maria Pala che ha osato dedurre la partitura dalla gestualità apostolica).

Quella musica riusciamo a sentirla: “Sonus” (libro della collana diretta e curata da Barbara Aniello) la ricostituisce per noi (tramite i QR code che ne consentono la riproduzione). Chiudiamo gli occhi e, grazie al miracolo olofonico (frutto dell’ingegno di Fabio Brugnoli), possiamo vedere i cantori: davanti. Ma anche ai lati. Intorno. Ovunque. Minuti adamantini che ci sospingono indietro, consegnandoci a un tempo mansueto. Sorridiamo per questa piccola trascendenza in un luogo di pietra e di storia che sa rendersi cornice di estasi collettiva.

Ritroviamo lo spirito del tempo, quello dei dipinti e delle vite che ci hanno preceduto.

Di tutto questo parliamo (e parleremo ancora) a spazio “InterArtes” mentre, al volgere del pomeriggio, sorseggiamo, con gusto, una delle tante tisane proposte dall’azienda Picinni Leopardi (si percepisce la nota amarotica dell’ulivo, pianta fortemente simbolica, e dello zenzero: connubio singolare e accattivante). Buonissimi, in verità, anche i pasticcini (Gur.me MaDai), soprattutto quelli con la copertura al cioccolato: ecco, alfine, perfezionata la fusione dei sensi (gusto, olfatto, udito…) che ci inebria, ripristinando un dialogo primordiale.

Il tepore è quello di un grande camino antico. Il fuoco vivace (ma non luciferino) è attizzato da Barbara: poliedrica, inesauribile.

Usciamo con il buio. La musica è finita. Oppure interrotta. Oppure celata. Oppure, solo, sospesa.

Gli angeli continuano a sussurrarla per noi.

 

Paola Melis

Spazio Inter Artes in pillole #1

“L’intero universo è in un bicchiere di vino”

Così l’anonimo poeta scriveva, chiosando le qualità organolettiche ed emozionali della bevanda tanto cara agli antichi quanto ai moderni popoli civilizzati. E chissà cosa avrebbe aggiunto se fosse magicamente atterrato a Viterbo, bussando alla porta del duecentesco palazzetto Cybo, oggi Spazio Inter Artes, nel cuore del centro storico, che la domenica pomeriggio, da due anni a questa parte, anima la città con il suo insolito salotto della cultura?  

Certamente avrebbe apprezzato un modo di “fare” cultura altro, mai serioso, ma non per questo meno profondo, accanto al caminetto monumentale scoppiettante, acceso per l’occasione, in compagnia di amici di vecchia data e non, all’insegna del dialogo tra le arti. Guardandosi intorno si sarebbe scoperto spaesato, di fronte alla visione di audaci scale arditamente sospese, fatte di putrelle e legno, archi in pietra antica, frenati da monconi di ferro industriale, improbabili confessionali ridipinti di verde ottanio, usciti dalla rocambolesca mente dell’architetto e scenografo Giovanna Scappucci, che negli anni ‘80 ha qui inventato il suo atelier ora aperto al pubblico.

Travolto dall’eloquenza prorompente venata di commozione di Mathilde Bonetti, avrebbe sfrondato, come sequenze di un film, le scene tratte dal suo romanzo storico “Cieli di Piombo”, alternando sorrisi e lacrime. Episodi crudi, drammatici, altri onirici, a tratti poetici avrebbero suggerito alla sua fantasia gli inediti labirinti in cui l’uomo da sempre riscopre la sua più autentica fratellanza. E che dire di quella dedica all’Ucraina? Corsi e ricorsi storici… come se la guerra illuminasse al contempo i più sublimi ed abietti meandri umani.

E adesso tutti su, in cima, al terzo piano, inebriati dai tecnicismi entusiasmanti dell’enologo Michele Corti e dal respiro intenso di un vino, quello di Adriano Antolini, che ci racconta qualcosa di antico e di attuale, qualcosa di spontaneo eppure estremamente curato, echeggiando tecniche e sapienze lontane.

Cosa lega un romanzo storico ambientato nella Polonia del ‘39 a un Sangiovese nato sulle colline di Montefiascone? Su due piedi il poeta forse risponderebbe l’autenticità, la spontaneità, il coraggio. Siano questi gli “ingredienti” di un popolo sprezzante del pericolo che corre in aiuto di un altro, o di un agronomo che si fida delle sue uve semplicemente fermentate, senza ulteriori aggiunte, protagonista è sempre quell’amore per la terra e per l’uomo e quel rispetto per i suoi frutti e i suoi valori che sono oggi così rari. Persino nel vocabolario “complessità”, “profondità”, “persistenza” si addicono sia agli aromi, alla struttura, al gusto del vino, sia al carattere dei personaggi del libro: valori di una volta, espressi dall’inchiostro di Mathilde Bonetti, così come dai tre calici, rosso, bianco e rosato, di Adriano Antolini.

Ad un tratto la luce se ne va e il poeta si ritrova completamente al buio in via della Volta Buia…

Cosa resta della serata?

Che i migliori insegnamenti sono fugaci ma preziose scintille di luce, come quelle che in ascensore Indro Montanelli regalò ad una giornalista in erba: “se puoi scrivere una frase in cinque parole, usane tre”, “mai l’aggettivo prima del sostantivo”, “usa i punti, fai frasi brevi”.

Che in un mondo di narcisi e pavoni, brilla per contrasto l’umiltà disarmante di un produttore che si pone in sottrazione rispetto alla sua creatura: “ho provato a fare il vino naturale, poi mi hanno scritto dal Giappone tre volte. Non ci credevo, pensavo fosse uno scherzo. Hanno dovuto insistere perché lo esportassi”.

Cercando il succo della serata ci congediamo, riflettendo sul fatto che non ne abbiamo messo in pratica nemmeno uno dei consigli di Montanelli:

è sempre il lavoro che parla per noi e non ci sono piume o bollicine che tengano, quando il romanzo è autenticamente avvincente e il vino semplicemente esilarante.

Barbara Aniello

 

P.S. Se vuoi ascoltare il suono degli angeli musicanti la prossima domenica, prenota un posto accanto al focolare, berrai una buona tisana a base di foglie d’ulivo e assaggerai pasticcini gourmet: ars una, species mille: https://www.spaziointerartes.it/event/barbara-aniello-sonus-gli-angeli-musicanti-della-pinacoteca-vaticana/

Spazio, Donna, Architettura

Diego Profili
Architetto, libero professionista. è laureato al Politecnico di Milano con cui ha anche collaborato nella ricerca e didattica.
Specializzato in progettazione architettonica, in particolare residenziale, terziario e industriale, si è occupato di edifici e interventi urbanistici in Italia e all’estero con una particolare attenzione ai temi contemporanei della sostenibilità e della rigenerazione urbana.
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📆𝟏𝟎 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞
⏱𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟖:𝟎𝟎
📍𝐒𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫 𝐀𝐫𝐭𝐞𝐬 – 𝐕𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐁𝐮𝐢𝐚,𝟑𝟔 𝐕𝐢𝐭𝐞𝐫𝐛𝐨

Donne su Carta – Elisabetta Gnignera

Elisabetta Gnignera è storica della Moda e del Costume, specialista del Rinascimento Italiano.
Nel corso di una collaborazione con l’Ingegnere francese Pascal Cotte, inventore della tecnologia multispettrale L.A.M. (Layer Amplification Method) impiegata per scansionare la Gioconda del Louvre, Elisabetta ha ricostruito le vesti raffigurate nel preesistente ritratto di giovane donna rilevato sotto la superfi cie pittorica della Gioconda di Leonardo da Vinci.
Elisabetta ha all’attivo decine di saggi vestimentari pubblicati in riviste e cataloghi d’Arte e conferenze tematiche sull’abbigliamento italiano.

Camminare con la croce

.“𝐷𝑎 𝑝𝑜𝑒𝑡𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑖𝑣𝑜 𝐶𝑎𝑟𝑙𝑜 𝑉𝑖𝑛𝑐𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑠𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑖𝑛𝑔𝑜𝑙𝑜, 𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 𝑚𝑖𝑛𝑖𝑚𝑜 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑠𝑒𝑟𝑡𝑖, 𝑒 𝑙’𝑒𝑠𝑝𝑟𝑒𝑠𝑠𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀ 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑛𝑒 𝑓𝑜𝑟𝑡𝑒, 𝑖𝑛𝑡𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑚𝑖𝑠𝑢𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑔𝑛𝑖 𝑖𝑐𝑜𝑛𝑖𝑐𝑖 […]”

Giovedì 2 novembre, due eventi in uno presso la nostra struttura:

➡️ 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐢𝐛𝐫𝐨 ❞𝐂𝐚𝐦𝐢𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐜𝐫𝐨𝐜𝐞 – 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐚 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐕𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢❞
➡️ 𝐌𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟒 𝐬𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐢𝐚 𝐒𝐚𝐜𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐕𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢

Avremo il piacere di ascoltare gli interventi degli autori Barbara Aniello, Fabio Vincenti e Gianni Carparelli oltre che ricevere il saluto del Vescovo di Viterbo S.E. Orazio Francesco Piazza.

Sinestesie coreutiche, visive, auditive.

Pomeriggio dedicato alla donna allo Spazio Inteartes con le 𝐒𝐢𝐧𝐞𝐬𝐭𝐞𝐬𝐢𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐯𝐞, 𝐚𝐮𝐝𝐢𝐭𝐢𝐯𝐞!

Elisa Anzellotti, Guido Sileoni, Antonio Tonetti e Barbara Aniello ci hanno donato le loro performance rivisitate in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne.

25 novembre – Movenze Iconiche al Femminile

Al Festival Gunaiki arriva il terzo appuntamento con tema “Movenze iconiche al femminile” interverrà Anna Lea Antolini, docente universitaria, ideatrice di progetti culturali, sabato 25 novembre alle ore 18.00 allo Spazio Inter Artes.Ogni inizio di secolo sovverte e rilancia, innova e turba, sorprende e determina in ogniambito della coscienza e dell’esperienza umana.Due donne ad inizio secolo lo hanno palesemente fatto: Isidora Duncan tra fine 800 e inizio 900, Sharon Eyal tra fine 900 ed inizio anni 2000.Due donne sideralmente distanti nell’estetica e nella proposta artistica ma soprendentemente vicine nella mole rivoluzionaria.

Due icone di stile che la relatrice Anna Lea Antolini porrà in piena luce nell’incontro di sabato prossimo.

Ingresso libero, consigliata la prenotazione.

23 novembre -Talismani di Felicità

Terzo appuntamento nel programma del Festival delle arti creato da Barbara Aniello allo Spazio Inter Artes, giovedi 23 novembre alle ore 18.00 nel palazzetto della cultura in via della Volta Buia al civico 36, arriva Benedetta Bruzziches con i suoi Talismani di Felicità. Che dire di di più di questa imprenditrice talentuosa? I suoi object d’heart nascono sulle colline di Caprarola, in un opificio immerso nei boschi della Tuscia Viterbese, dove arte e maestria dialogano incessantemente.
Estro gentilezza ascolto talento che ritroveremo nell’incontro di giovedi prossimo allo Spazio Inter Artes. Ingresso libero, ma è preferibile la prenotazione

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